Spec Work – Lavoro speculativo, una genialata o una str**zata?

Lo spec-work (appunto lavoro speculativo), in particolare nel mondo del webdesign, è quando si preparano bozze ed esempi, effettivamente lavorando, senza essere certi di aver avuto il lavoro. Questo avviene regolarmente su siti che realizzano contest: un cliente propone un tema o un lavoro mentre decine e decine di designer dedicano il loro tempo e le loro energie per preparare bozze affrontandosi in questa gara. Il cliente, dopo un tempo prefissato, valuterà poi l’eventuale vincitore (colui che effettivamente otterrà il lavoro).

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spe|cu|la|zió|ne
s.f.
1TS filos., la ricerca avente come unico scopo il conoscere senza intenti pratici o applicazioni tecniche; l’attività razionale che si esplica su oggetti non dati dall’esperienza: la s. scientifica
2 AU TS econ., acquisto o vendita di un bene o di un titolo allo scopo di trarre vantaggio dalla variazione di valore dello stesso mediante l’effettuazione dell’operazione opposta a tempo opportuno: tentare una s., fare una s. sbagliata; s. edilizia
3 AU attività, azione intesa a conseguire un vantaggio personale sfruttando senza scrupoli una situazione sfavorevole ad altri | nel linguaggio politico, strumentalizzazione di un episodio per gettare discredito sugli avversari

fonte: De Mauro

Le ragioni del no

Si crede che lo spec-work stia trascinando l’industria della progettazione grafica (ma non solo) in una sorta di fossa o buco nero, danneggiandone gravemente il valore e la reputazione, per i seguenti motivi:

  • Questo tipo di lavoro è ampiamente considerato immorale da parte dell’industria del Graphic Design siccome più progettisti sono chiamati a mettere a disposizione tempo e risorse, ma alla fine solo uno viene pagato.
  • Il Designer che entra in questi concorsi non trascorrere del tempo di qualità sul processo progettuale; Un processo che a volte potrebbe (dovrebbe?) richiedere mesi. Su molti siti di design non vi è alcuna garanzia che alla fine verrà scelto un vincitore. Esistono comunque esempi di vincitori mai pagati.
  • A causa del limitato tempo, dettato dal proponente del contest, il designer che deve elaborare loghi ricorre spesso a clip-art (!!!) che possono facilmente distruggere l’identità aziendale di qualsiasi società.
  • I clienti scelgono il loro logo preferito, senza preoccuparsi del diritto d’autore del materiale usato dal vincitore (chi ha effettivamente progettato un qualsiasi elemento del design?). I cosidetti designer non hanno alcun interesse a fornire tali dati progettuali (strategici, oserei dire) al loro cliente.

Le ragioni del sì

C’è effettivamente chi può trarne vantaggio:

  • Per i clienti che fanno un sacco di richieste e cercano un rapido redesign/restyle di un sito, lo spec-work può essere utile.
  • La recessione sta facendo passare tempi duri a (quasi) tutti. Proprietari di piccole imprese che, per costruire il loro brand personale, utilizzando beni e servizi a basso costo, sicuramente traggono vantaggio da tali sistemi.
  • Molti designer che, a causa di scarse possibilità di sopravvivenza nel settore del disegno industriale, hanno accettato posti di lavoro in altri settori ma che tuttavia, per mantenere le loro competenze fresche, o per il desiderio di arrotondare lo stipendio, partecipano a concorsi di progettazione per fornire una soluzione utile in tempi brevi. Per loro è sicuramente una cosa buona.
  • Vedere tanti lavori imballati in un unico sito web può fare bene anche ai grandi web designer che escono così dalla loro crisi creativa vedendo qualcosa di veramente nuovo. Molte volte chi non è stato indottrinato in un certo modo (ad esempio chi non ha mai studiato graphic design) può creare qualcosa di veramente innovativo. Diciamo che possono essere fonte di ispirazione.
  • I Freelancer che non hanno sede in paesi sviluppati hanno bisogno di una piattaforma per esporre il loro talento al mondo.

Cosa ne penso IO

É un tema difficile che richiederebbe una trattazione estesa. Personalmente sono suscettibile a cambiamenti d’umore, stato d’animo e corrente di pensiero, quindi quello che scrivo potrebbe variare nel tempo (mesi o anni a venire)

In questo momento credo in quella mano invisibile teorizzata da Adam Smith così come credo nella Concorrenza Perfetta. Almeno in sistemi piccoli e localizzati. Credo che il Sistema sia all’equilibrio e che quindi, se esistono persone che riescono a lavorare gratuitamente per ore, traendone vantaggio (esposizione, perfezionamento dei propri skills, networking con altri appassionati), è in qualche modo giusta (o almeno eticamente giustificabile) la loro attività.

Per me una persona non vale a seconda della scuola che ha frequentato. Non mi interessa sapere se il suo design segue delle regole dettate da qualche studioso accreditato da non si sa bene chi, in quale chissà strano circolo intellettuale.

Non sono minimamente colpito dal background delle persone che hanno realizzato un’opera.

Quindi?

Quindi penso che i grandi studi di webdesign e di sviluppo web hanno sicuramente la tendenza a proteggere il loro settore chiuso e con prezzi ultra inflazionati. Sono i più accaniti oppositori dello spec work e sicuramente non hanno nessun interesse affinchè i prezzi scendano e la concorrenza, anche da parte di possibili neofiti, salga.

Lo stesso discorso è applicabile alla fotografia e in tutti quei campi dove la libera conoscenza e la discesa dei costi di realizzazione, ha reso possibile un’elevazione dello standard generale dei lavori. Da parte di tutti.

Qualità “accettabile”

La teoria che si è diffusa è che non c’è bisogno di frequentare corsi costosi di scuole di grande fama per saper fare qualcosa di accettabile dal cliente.

Vi faccio un esempio con la fotografia per cerimonie e matrimoni. Quante volte vi è capitato di sentire una coppia di sposi che per il loro servizio fotografico hanno fatto ricadere la scelta su un amico appassionato di fotografia o su un parente “che ha la macchina fotografica bella”?

Stiamo parlando di abbassamento della soglia di qualità. Da parte del cliente. Oggi la gente si accontenta. Se costa meno e offre quasi lo stesso risultato, va bene! Il problema però non è solo da parte sua, che richiede e pretende costi ridicoli, ma sicuramente anche da parte del freelancer che si abbassa a soddisfare certi clientacci con lavoracci pagati quel che valgono (poco o niente).

The design studio from the corner

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“Professionista” o “professionista”?

Ancora una volta il De Mauro mi viene in soccorso. Più di quanto sperassi.

pro|fes|sio||sta
s.m. e f.
AU
1 s.m. e f., chi esercita una libera professione: uno studio di professionisti
1b s.m. e f., estens., chi svolge la propria occupazione con cura, competenza e serietà: un p. della fotografia
2 s.m. e f. TS sport, chi pratica uno sport a livello professionale, non amatoriale (accorc. 3pro, 2prof)
3 s.f. CO eufem., prostituta

Resta a voi decidere a quale di queste 3 categorie appartenere o rivolgervi per le vostre necessità. Nel mio caso non è sicuramente la terza opzione.

Poi sicuramente bisognerebbe parlare del “ma che ci vuole” per fare un sito web o “ma che ci vuole” per progettare con AutoCad o ArchiCad una villetta… Ovvero quanta speculazione c’è nel lavoro di Professionisti? Secondo me tanta. Troppa. Altrimenti non saremmo in queste condizioni.

Per me niente spec-work, grazie

Alla luce di tutto questo discorso devo dire che è difficile schierarsi da una o dall’altra parte. L’unica cosa che posso dire è che io non eseguo spec-work. La mia etica professionale è di offrire lavori al massimo delle mie capacità e di farli pagare per quello che valgono veramente (sicuramente meno dei grossi studi che lavorano per grossi clienti).

Le mie ore vanno pagate, tutte. Posso fare dei preventivi gratuiti e valutare i lavori attentamente. Posso persino far pagare molto poco le mie bozze (solitamente 3 bozze di webdesign per cliente) ma non sarà mai lavoro non retribuito.

Penso ci siano altri modi per farsi conoscere. Esistono portali dedicati all’esposizione del proprio lavoro personale. Esistono gallerie online. Esistono i cosidetti freebies creati per comunità open come quella di WordPress (creare un tema professionale e donarlo alla comunità è sinonimo di grande professionalità e sicuramente crea visibilità). Esiste poi il sempre sottovalutato passaparola dei clienti soddisfatti dal lavoro di qualità.

In sintesi: io non sono contro lo spec-work, semplicemente non esce dal mio studio.

Alcuni links per saperne di più (in inglese)

Lasciate pure un commento su come la pensate o sulle vostre esperienze (opportunità che lo Spec-Work vi ha dato o esperienze da incubo che avete vissuto). Io sono sempre aperto al dialogo, cercando di ricordarmi continuamente che “Solo uno stolto non cambia mai idea”.

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